Il 9 ottobre non è solo la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei
disastri ambientali e industriali causati dall'incuria dell’uomo”, ma
anche la ricorrenza della strage del Vajont.
Infatti il 9 ottobre del 1963, alle ore 22.39, circa
260 milioni di m³ di roccia scivolarono nel bacino artificiale sottostante
creato dalla diga del Vajont, provocando un'onda di piena di 200 m in altezza, conseguente tracimazione dell’acqua con il superamento della diga, e provocando una tremenda inondazione con distruzione degli abitati del fondovalle,
causando 1917 vittime.
Nel febbraio 2008, durante l'Anno internazionale del
pianeta Terra, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite citò il disastro del
Vajont come un caso esemplare di "disastro evitabile" causato dal
«fallimento di ingegneri e geologi nel comprendere la natura del problema che
stavano cercando di affrontare».

A seguito di quel tragico evento fu aperta un’inchiesta giudiziaria e si
concluse con il riconoscimento della responsabilità penale per la prevedibilità
di inondazione, di frana e la condanna per omicidi colposi plurimi. Purtroppo
quel mixer esplosivo fatto dall'imprevedibilità della natura e dalla
piccolezza intellettuale umana produsse la più grande tragedia della storia
italiana.
Quindi dopo mezzo secolo è doveroso ricordare quanto successo, perché
l’avanzamento del progresso e delle nuove tecnologie deve seguire da parte
delle generazioni future, delle istituzioni pubbliche, della comunità scientifica
attività mirate alla tutela, alla difesa e alla valorizzazione del territorio.
Quindi ben venga il messaggio del
Presidente Napolitano che tra l’altro sottolinea la colpa umana dicendo che
:”Il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio
stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a cinquant'anni di distanza, a
ribadire che quell'evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma
drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui
non possono sottacersi le responsabilità”.
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